Nel suo bel vestito rosa spinato, Carmen vorrebbe correre verso la madre; cammina lenta per non inciamparsi nei panni del suo bel vestito rosa, per non cadere dai tacchi altissimi.
“Mamma…
- Oh ma che bella bambina! Guardate che principessa… con chi ti sposi Carmen, eh? con chi vorresti sposarti?”
Carmen guardo’ negli occhi la madre e fece una linguaccia dispettosa.
“Oh mi piace quando mi fai le linguacce anche se dovrei insegnarti a non farle.”
Trascino’ via il suo bel vestito rosa spinato dirigendosi verso la camera da letto dei genitori: adorava tuffarsi tra quei gingilli da ‘grandi’. Voleva completare l’opera. Prese la scatola dei gioielli e si butto’ sul materasso in un grande salto che sparse le collane per le coperte. Le esamino’ ierarcandole di brillanti e di preziosità, coprendosi delle migliori, e si rialzo d’un tratto, con queste in mano e quelle altre effuse in disordine. Nello specchio, guardo’ il suo collo decorato, e fece di nuovo una linguaccia. Ma fu presa di un timore, e senti’ la solitudine della stanza constrastare con la rumorosa discussione di sua madre, giù con le amiche… che le aveva offerto un’attenzione che Carmen desiderava cosi forte e che aveva sdegnato con cosi tanta facilità.
“Carmen! Carmen! Vengo li’? Carmen! Dove sei? Vieni a salutare tua zia! Smettila di giocare una buona volta!”
Con scatto felino si diresse verso le scale che portavano alla cucina dove stava sua madre con le amiche e la zia. Non sopportava quelle amiche preferiva sempre chiudersi nella propria stanza a immaginare e a giocare.
“Oh ecco la mia nipotina preferita!”
E non appena Carmen entro’ nella cucina la zia la abbraccio’ e le diede un bacio sulla guancia. Un bacio che sapeva di caffé.
Carmen continuo’ a fare il muso, a mettersi le braccia davanti per proteggersi dei baci che seguirono. La mamma sembrava cosi orgogliosa, divertita, mentre brontolava per finta la figlia. Sembrava cosi vicina. E sembrava che per un momento Carmen fosse al centro della sua vita, della loro vita. Ma non poteva trattenersi di rifiutare viziatamente tutta quella premurosità verso di lei. Sapeva e non sapeva che dopo, avrebbe sentito il rimpianto di non averne approfittato, come prima nello specchio.
Scatto felino. Ancor più lesto di quello precedente. Talmente lesto che il suo vestito creo’ un’onda d’aria travolgente la quale circondo’ le risate delle amiche… E lei, poteva ancora udirle, mentre si allontanava da loro per raggiungere il suo regno.
“Buongiorno Signorina! Ben arrivata! La stavamo aspettando… Giusto per il té! Come puo’ vedere, è qui presente il Signor Vessillorosso. Ha accettato l’invito proprio per poterla conoscere e ammirare il suo stile sopraffino. Ecco, la sua tazza di té.”
Spazzolare capelli lisci e lunghi. Accarezzare il bel vestito rosa spinato. Sorseggiare il té. Un sorseggiare che nella realtà e nella fantasia, malgrado le apparenze, è tremendamente amaro. Perché a volte Carmen beve il té con il signor Vessillorosso e ad un tratto si ritrova da sola con tanti pupazzi, a fare finta. Ad un tratto si trova scema, e il gioco ridicolo. Ridicolo come tutti quei gingilli da ‘grandi’ che riempiono oltre i cassetti anche quegli istanti di noiosa monotonia quotidiana mascherata di felicità quanto un vessillo rosso.