Il letto stava fermo e immobile nell’angolo della stanza di Carmen, una stanza immersa nel buio di una casa vuota. Gironzolava Carmen con un po’ di stanchezza intorno agli occhi, senza sosta… e poi si. “No! non è corretto lasciare la televisione accesa. Non si puo’ star fermi a guardare quel riso elettrico che deborda dal tubo catodico.” Maria si levo’ dalla sedia con la solita gioia ingiallita e sparse la sua risata da primogenita nell’orecchio di Carmen: “Smettila!”
“Ridi! ridi! Tu e la tua buffa voglia di non far niente. Ma che ne sai tu che nemmeno lavori?!”
Maria continuo’ a ridere per orgoglio, attorcigliando tra le mani la confezione delle sue caramelle preferite. “Maria! Che schifo! Non te l’hanno detto che si mangia con la bocca chiusa? Guarda guarda sputi dappertutto… mi sporchi le lenzuola.”
“Pfff…” Continuo’ a fissare la televisione ignorando tutto il resto; ad un certo punto, ignoro’ persino le sue caramelle. Nel mentre Carmen passo’ velocemente la mano sul letto, una, due volte, e si mise a sedere per guardare Maria, uno, due minuti… poi lascio’ cadere la sua schiena lungo il materasso morbido che si scavo’ per involtarla di bianco. Rannicchiarsi, isolarsi… cadere in un vuoto apparente, perdersi senza faticare, precipitare rovinosamente nella scarpata dei propri sentimenti: urlare in silenzio la propria voglia di piangere. “Buona notte!”
“Dunque Gennaro, lei ha due scelte. Ossia rimane con Silvia, che stasera abbiamo visto le ha dimostrato di amarlo veramente; ossia decide di tornarsene con Carlotta, per sapere se c’è ancora una speranza di salvare il matrimonio e i bambini… Lei prenda tutto il tempo che vuole, ci vediamo dopo la pubblicità.”
- Ah la pubblicità e poi a casa ci credono che c’è la pubblicità e io poi dovrei anche decidere durante questa pubblicità che dicono duri tre minuti e poi sono cinque se va bene perché queste decisioni al giorno d’oggi si prendono al massimo in cinque minuti mentre Carlotta flirta col ballerino e Silvia con il conduttore e io sono qui solo per le vallette oltre che i soldi ah è finita la pubblicità ed ecco qui la mia risposta -
Maria giro’ automaticamente la testa verso la porta, e per un attimo si vergogno’ nel provare quella scocciatura di non poter conoscere la risposta di Gennaro, quando invece erano qui da quattro ore ad aspettare quel suono di campanello.”Finalmente!”grido’ Carmen alzandosi di botto per precipitarsi nelle scale.
Non resistette. Tutta quell’ansia ed attesa che aveva in corpo esplosero in un “Lo hai trovato?” che irrispettosamente disturbo’ la quiete notturna del condominio. Dal basso saliva la sagoma che cinicamente non rispondeva alla domanda. Da dentro l’appartamento, Maria sbuffo’: “Sono loro?” E Carmen, quasi sovrapensiero, disse fra sé e sé: “Perché non l’ascensore?”
Infatti, arrivo’ tutto sudato dalla scalinata. Indossava il completo grigio cosi elegante che si era comprato per il matrimonio. Guardo’ le macchie scure sparse lungo la giacca: “Questo non sparisce con il lavaggio a secco sai.” Si tolse il fazzoletto per asciugarsi la fronte; poi ci sputo’ sopra e cerco’ di pulire da sé il prezioso completo. Maria era arrivata alla ringhiera; scese gli ultimi scalini che gli mancavano e alzando il mento in segno di domanda: “Embé?”
“No!” Strinse con il braccio destro la vita di Maria, e poi si volto’ verso Carmen: “Mi dispiace, non vuole più sapere niente di te. Ho cercato di convincerlo, anche con le maniere forti per farlo rinsavire… Ma lui di te proprio se ne frega, non ti ama e non ti ha mai amata e stava per sposarti solo per un suo sfizio personale.” Poi si diresse verso l’appartamento con Maria abbracciata a lui. Nel condominio ritorno’ il silenzio e Carmen n’era avvolta. Gli era cosi antipatico quel idiota, con il tono da John Wayne, e l’abitudine di riassumere le cose a modo suo per poi far parlare gli altri con le proprie parole quadrate. Perché sicuramente Sandro non aveva detto questo, Sandro no, e sicuramente non cosi. Li guardo’ allontanarsi nel corridoio buio, e poi girare nella stanza. L’apertura e la chiusura della porta lasciarono scappare la voce stridula di una presentatrice… “Eccoci di nuovo insieme per una nuova puntata di…”… e di nuovo il silenzio… e di nuovo il peso del vestito gonfio: “Che buffa che sono!” guardando un’ultima volta, per verifica straordinaria, il vuoto della scala. Si spense il relé.