I-2

Nel suo bel vestito rosa spinato, Carmen vorrebbe correre verso la madre; cammina lenta per non inciamparsi nei panni del suo bel vestito rosa, per non cadere dai tacchi altissimi.
“Mamma…
- Oh ma che bella bambina! Guardate che principessa… con chi ti sposi Carmen, eh? con chi vorresti sposarti?”

Carmen guardo’ negli occhi la madre e fece una linguaccia dispettosa.

“Oh mi piace quando mi fai le linguacce anche se dovrei insegnarti a non farle.”

Trascino’ via il suo bel vestito rosa spinato dirigendosi verso la camera da letto dei genitori: adorava tuffarsi tra quei gingilli da ‘grandi’. Voleva completare l’opera. Prese la scatola dei gioielli e si butto’ sul materasso in un grande salto che sparse le collane per le coperte. Le esamino’ ierarcandole di brillanti e di preziosità, coprendosi delle migliori, e si rialzo d’un tratto, con queste in mano e quelle altre effuse in disordine. Nello specchio, guardo’ il suo collo decorato, e fece di nuovo una linguaccia. Ma fu presa di un timore, e senti’ la solitudine della stanza constrastare con la rumorosa discussione di sua madre, giù con le amiche… che le aveva offerto un’attenzione che Carmen desiderava cosi forte e che aveva sdegnato con cosi tanta facilità.

“Carmen! Carmen! Vengo li’? Carmen! Dove sei? Vieni a salutare tua zia! Smettila di giocare una buona volta!”

Con scatto felino si diresse verso le scale che portavano alla cucina dove stava sua madre con le amiche e la zia. Non sopportava quelle amiche preferiva sempre chiudersi nella propria stanza a immaginare e a giocare.

“Oh ecco la mia nipotina preferita!”

E non appena Carmen entro’ nella cucina la zia la abbraccio’ e le diede un bacio sulla guancia. Un bacio che sapeva di caffé.

Carmen continuo’ a fare il muso, a mettersi le braccia davanti per proteggersi dei baci che seguirono. La mamma sembrava cosi orgogliosa, divertita, mentre brontolava per finta la figlia. Sembrava cosi vicina. E sembrava che per un momento Carmen fosse al centro della sua vita, della loro vita. Ma non poteva trattenersi di rifiutare viziatamente tutta quella premurosità verso di lei. Sapeva e non sapeva che dopo, avrebbe sentito il rimpianto di non averne approfittato, come prima nello specchio.

Scatto felino. Ancor più lesto di quello precedente. Talmente lesto che il suo vestito creo’ un’onda d’aria travolgente la quale circondo’ le risate delle amiche… E lei, poteva ancora udirle, mentre si allontanava da loro per raggiungere il suo regno.

“Buongiorno Signorina! Ben arrivata! La stavamo aspettando… Giusto per il té! Come puo’ vedere, è qui presente il Signor Vessillorosso. Ha accettato l’invito proprio per poterla conoscere e ammirare il suo stile sopraffino. Ecco, la sua tazza di té.”

Spazzolare capelli lisci e lunghi. Accarezzare il bel vestito rosa spinato. Sorseggiare il té. Un sorseggiare che nella realtà e nella fantasia, malgrado le apparenze, è tremendamente amaro. Perché a volte Carmen beve il té con il signor Vessillorosso e ad un tratto si ritrova da sola con tanti pupazzi, a fare finta. Ad un tratto si trova scema, e il gioco ridicolo. Ridicolo come tutti quei gingilli da ‘grandi’ che riempiono oltre i cassetti anche quegli istanti di noiosa monotonia quotidiana mascherata di felicità quanto un vessillo rosso.

I-1

Il letto stava fermo e immobile nell’angolo della stanza di Carmen, una stanza immersa nel buio di una casa vuota. Gironzolava Carmen con un po’ di stanchezza intorno agli occhi, senza sosta… e poi si. “No! non è corretto lasciare la televisione accesa. Non si puo’ star fermi a guardare quel riso elettrico che deborda dal tubo catodico.” Maria si levo’ dalla sedia con la solita gioia ingiallita e sparse la sua risata da primogenita nell’orecchio di Carmen: “Smettila!”

“Ridi! ridi! Tu e la tua buffa voglia di non far niente. Ma che ne sai tu che nemmeno lavori?!”

Maria continuo’ a ridere per orgoglio, attorcigliando tra le mani la confezione delle sue caramelle preferite. “Maria! Che schifo! Non te l’hanno detto che si mangia con la bocca chiusa? Guarda guarda sputi dappertutto… mi sporchi le lenzuola.”

“Pfff…” Continuo’ a fissare la televisione ignorando tutto il resto; ad un certo punto, ignoro’ persino le sue caramelle. Nel mentre Carmen passo’ velocemente la mano sul letto, una, due volte, e si mise a sedere per guardare Maria, uno, due minuti… poi lascio’ cadere la sua schiena lungo il materasso morbido che si scavo’ per involtarla di bianco. Rannicchiarsi, isolarsi… cadere in un vuoto apparente, perdersi senza faticare, precipitare rovinosamente nella scarpata dei propri sentimenti: urlare in silenzio la propria voglia di piangere. “Buona notte!”

“Dunque Gennaro, lei ha due scelte. Ossia rimane con Silvia, che stasera abbiamo visto le ha dimostrato di amarlo veramente; ossia decide di tornarsene con Carlotta, per sapere se c’è ancora una speranza di salvare il matrimonio e i bambini… Lei prenda tutto il tempo che vuole, ci vediamo dopo la pubblicità.”

- Ah la pubblicità e poi a casa ci credono che c’è la pubblicità e io poi dovrei anche decidere durante questa pubblicità che dicono duri tre minuti e poi sono cinque se va bene perché queste decisioni al giorno d’oggi si prendono al massimo in cinque minuti mentre Carlotta flirta col ballerino e Silvia con il conduttore e io sono qui solo per le vallette oltre che i soldi ah è finita la pubblicità ed ecco qui la mia risposta -

Maria giro’ automaticamente la testa verso la porta, e per un attimo si vergogno’ nel provare quella scocciatura di non poter conoscere la risposta di Gennaro, quando invece erano qui da quattro ore ad aspettare quel suono di campanello.”Finalmente!”grido’ Carmen alzandosi di botto per precipitarsi nelle scale.

Non resistette. Tutta quell’ansia ed attesa che aveva in corpo esplosero in un “Lo hai trovato?” che irrispettosamente disturbo’ la quiete notturna del condominio. Dal basso saliva la sagoma che cinicamente non rispondeva alla domanda. Da dentro l’appartamento, Maria sbuffo’: “Sono loro?” E Carmen, quasi sovrapensiero, disse fra sé e sé: “Perché non l’ascensore?”

Infatti, arrivo’ tutto sudato dalla scalinata. Indossava il completo grigio cosi elegante che si era comprato per il matrimonio. Guardo’ le macchie scure sparse lungo la giacca: “Questo non sparisce con il lavaggio a secco sai.” Si tolse il fazzoletto per asciugarsi la fronte; poi ci sputo’ sopra e cerco’ di pulire da sé il prezioso completo. Maria era arrivata alla ringhiera; scese gli ultimi scalini che gli mancavano e alzando il mento in segno di domanda: “Embé?”

“No!” Strinse con il braccio destro la vita di Maria, e poi si volto’ verso Carmen: “Mi dispiace, non vuole più sapere niente di te. Ho cercato di convincerlo, anche con le maniere forti per farlo rinsavire… Ma lui di te proprio se ne frega, non ti ama e non ti ha mai amata e stava per sposarti solo per un suo sfizio personale.” Poi si diresse verso l’appartamento con Maria abbracciata a lui. Nel condominio ritorno’ il silenzio e Carmen n’era avvolta. Gli era cosi antipatico quel idiota, con il tono da John Wayne, e l’abitudine di riassumere le cose a modo suo per poi far parlare gli altri con le proprie parole quadrate. Perché sicuramente Sandro non aveva detto questo, Sandro no, e sicuramente non cosi. Li guardo’ allontanarsi nel corridoio buio, e poi girare nella stanza. L’apertura e la chiusura della porta lasciarono scappare la voce stridula di una presentatrice… “Eccoci di nuovo insieme per una nuova puntata di…”… e di nuovo il silenzio… e di nuovo il peso del vestito gonfio: “Che buffa che sono!” guardando un’ultima volta, per verifica straordinaria, il vuoto della scala. Si spense il relé.